IL MATTO DEL BACIO

D’un tratto lei si scosse, come alla fine di un sogno. Dalla robusta spalla di lui sollevò la testa, tessendo nell’aria i suoi lunghi capelli.

Gli occhi delle donne sono sempre così profondi che impossibile rimane leggerne la leggerezza in superficie.

“Quello che mi mancherà di te sarà il silenzio dei tuoi pensieri” e così  dicendo la sua mano scivolò dai corti capelli fino alla guancia ispida. Una carezza invece di altre parole, troppo vere per essere gettate all’apparenza della realtà.

Se si confessa si mente e si tradisce. La verità, come i sentimenti sono incomunicabili.

Sentì conficcarglisi dentro agli occhi quella bellezza, come una fredda lama adamantina. Lo feriva d’un dolore o un amore, fervido, vivo, solo. Non distingueva a quale dei due apparteneva il suo cuore, e in fondo questo lo rendeva felice perché non doveva scegliere.

“Io, adesso, devo proprio andare. Ti dimenticherò, ma tu puoi fare finta che ti ho detto una bugia. Se mi cercherai, però, non farlo per la tua memoria. Se mi cercherai, promettimi che lo farai perché vuoi ritrovarmi altrove.” e lo baciò, prima di allontanarsi dal letto in punta di piedi.

Vide il suo corpo frastagliare la luce, disegnandola in forme così sinuose ed uniche che sembravano possedere un profumo, un ombra, un mistero appena svelato. Se fossi uno scrittore, torverei quest’istante in poche parole e tutti comprenderebbero cos’è un’anima. Questi pensieri gli si aggrovigliarono addosso, con il calore del corpo di lei che  svaniva come una nebbia mattutina. Nulla descrive meglio l’assenza che il non sentire più nessun peso.

L’abitudine, poi, veste tutti e trascorre gli anni. Come una madre di cuccioli d’uomo, così si comporta. Ti veste largo, scomodo, ma con il tempo l’abito quasi ti si cuce addosso, non sembra che ci possa essere altro di più comodo da indossare.

Seduto alla sua scrivania di alto buorocrate, digitava tasti e firmava documenti, giorno dopo ciascun giorno. Senza una lacrima aveva trascorso gli anni, rubando qua e là sogni, speranza e quanche frantume d’amore.

Aveva tanto viaggiato, perché potesse ritrovarla un giorno, bella come non se la ricordava. Per questo aveva sacrificato e amicizie e compagni a schiera, muovendosi come se il mondo fosse un quadrato delimitato dalla notte e il giorno, in lotta perenne. Non l’aveva, però, mai più trovata.

Spesso, allora, gli bastava, come la fame spezzata dal pane sordo, che della sua bellezza gli altri gli parlassero, allo stesso modo che di una fenice o di una chimera leggendaria il racconto ascoltasse.

Di rado si era trovato solo, sperduto nel vuoto di  tutte le case. Persino allora, il silenzio e la pace, gli avevano promesso che reale la bellezza si nasconde, ma si incontra se il coraggio non si dimentica.

Il cuore non si spezza e il disamore non lo nutre. Aveva sempre, come se fosse il primo, visitato ogni torneo di scacchi, pensando di ritrovarla un giorno, come gli era successo quella prima e univa volta. Fu un giorno speciale, quando la rivide apparire dal nulla. Bella e fiera, come una lama adamantina che ferisce la luce. Gli si trafisse il cuore, gli espolose in petto. S’arrestò ai suoi occhi concentrati e fieri, il suo sorriso sembrava un arma. Cominciò a fuggire al pudore chiedendo riparo, cercando nascondiglio alle sue deboli e poche forze, per paura d’essere riconosciuto, per paura di  dover morire tra le sue braccia. Nelle vene, inturgidite dal sangue, la voglia d’essere raggiunto. Durò il tempo quanto è lungo il necessario, poi lei lo raggiunse…lo mise in scacco, con le spalle al muro.

“Hai mantenuto la promessa, mi hai ritrovata!”

Dal letto inzuppato dal caldo e sudore, il paziente di soprassalto si svegliò. Si sentì urlare e gemere. La donna sulla poltrona si spaventò dapprima, poi si mise a singhiozzare. L’infermiere, accorso nel cuore della notte, la tranquillizzò: “E’ il delirio, signora, non possiamo farci nulla. E’ la malattia. Torni a dormire.”

L’uomo nel letto la chiamò a sé, le carezzò la mano e la gota bagnata.
“Quanto ti ho cercata! Un bacio, un bacio ancora ti voglio. Ho implorato mille albe, per ritrovarti ogni mattina. Finalmente!” sussurrò.
“Ora, possiamo ricominciare?”.